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Carlo Pizzichini, "Vasi dell'anima", 2010 argilla nera e bianca, Manifattura Il Tondo, Celle Ligure

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Carlo Pizzichini, "Tracce dell'uomo"  2008 argilla nera, Manifattura Il Tondo, Celle Ligure

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Carlo Pizzichini, "Il solco di Tages",   2010  argilla nera e bianca, Manifattura Il Tondo, Celle Ligure

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Carlo Pizzichini, "Memorie"   2010 argilla rossa ed ingobbio, Manifattura Il Tondo, Celle Ligure

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Carlo Pizzichini, "Scudo-Universo"  2010, bronzo patinato, diam. cm 50

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Carlo Pizzichini, "Immaginari Viaggi"  2010 bronzo patinato 

Argillà Italia “IL SOLCO DI TAGES” di Carlo Pizzichini

STUDIO BATTAGLIA di Enrico Versari presenta
“IL SOLCO DI TAGES”
Memorie dell’arcaico nelle ceramiche,
nelle carte e nei bronzi di Carlo Pizzichini, a cura di Anty Pansera
Indirizzo:
Via Carlo Cesare Scaletta, 6 – Faenza
Orari di apertura:
Venerdì 2, Sabato 3 e Domenica 4 settembre 2016, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.
Inaugurazione:
Sabato 3 settembre 2016 ore 11,30.
Presentazione di Anty Pansera

Carte, bronzi e ceramiche dell’artista senese Carlo Pizzichini, ospitate nello studio dell’artista faentino Enrico Versari, che rivisitano e ripropongono, quasi in una moderna archeologia, forme, oggetti e modi degli Etruschi e dei popoli antichi.
Rivive all’insegna della contemporaneità, la fede in un aldilà vitale e la devozione che il popolo Etrusco aveva per la Grande Madre Terra di cui il mito di Tages, saggia divinità in forma di fanciullo, dotato di virtù profetiche, viene scoperto da un aratro proprio in seno alla terra. La sapienza espressiva di Carlo Pizzichini impressa nelle Carte, nei bronzi e nelle ceramiche che coniugano l’antico con il nuovo.
www.pizzichini.net

Lo spazio sacro dell’Arte

Generalmente lo studio di un artista è un luogo eremitico in cui il tempo è scandito dal sole e lo spazio è semplice pretesto di contemplazione chiaroscurale.
Il mio eremo solitario in certe occasioni prende il nome di studio Battaglia e, aprendosi allo sguardo profano, ospita mostre di artisti tanto grandi da non preoccuparsi della modesta collocazione.
Argillà è dal 2010 una biennale consuetudine espositiva, il pretesto giusto per le azioni partigiane a difesa della bellezza, all’ombra delle ordinarie cattedrali espositive.
La prima mostra fu dedicata alla ceramica di Marcello Fantoni poi, nel 2012, lo Studio Battaglia ospitò i “Dialoghi” di Antonia Campi; due anni fa il segno grafico di Graziano Pompili colorò le pareti dello studio.
Nel solco di Tages è il titolo della mostra di Carlo Pizzichini a Faenza, ospitata allo Studio Battaglia per Argillà Italia 2016. Un omaggio contemporaneo all’arcaico popolo etrusco, alla loro raffinata devozione per il viaggio ultraterreno, corredato da ceramiche e preziosi metalli.
Un solco contemporaneo nell’antica terra madre che la mano sicura di Carlo il toscano traccia nella argilla bianca, nera e rossa.
Pizzichini un odierno aruspice che attraverso il rituale dell’arte, spazio sacro per eccellenza, sviscera il contemporaneo interpretandone i segni, prevedendo il destino delle nuove rotte da percorrere.
E che sia di buon auspicio!
Enrico Versari Agosto 2016

 

 

“IL SOLCO DI TAGES”,
Memorie dell’arcaico nelle ceramiche,
nelle carte e nei bronzi di Carlo Pizzichini

Già l’immagine d’apertura, quei Vasi dell’anima (2010, forgiati alla Manifattura Il Tondo di Celle Ligure), in argilla nera e bianca, ci introducono felicemente a questa “moderna archeologia” di Carlo Pizzichini. E ci trasportano nell’etrusca Chiusi, dove i canopi, vasi cinerari dal corpo panciuto e il collo/coperchio foggiato a testa umana – probabilmente i primi esempi dell’arte del ritratto su suolo italico -, ricordavano ai vivi la fisionomia dei loro cari che abitavano ormai nell’aldilà.
Con “Il solco di Tages” – titolo assolutamente esplicativo – l’artista senese ci suggerisce ancora un’indagine sugli Etruschi, o meglio sulla loro memoria: “capacità di ricordare” l’arcaico rivisitata con uno spirito nuovo.
Dopo la sua “uscita” nel 2013, alla Pinacoteca Civica di Volterra, all’insegna di “ Tular-confine” (Tular: da Thule, l’isola leggendaria di fuoco e di ghiaccio, dove il sole non tramonta mai, etrusco “confine sacro” ma anche, per Virgilio, ultima terra conosciuta, dove finisce il mondo e comincia l’Aldilà), ecco che Pizzichini affronta la rilettura, nel segno della madre-terra, del mito di Tages, uno dei pochi giunto integro ai nostri giorni.

E se, come ben spiega lui stesso, “Tular è la pietra che segna il confine sacro. Il confine che nell’artista è rappresentato dal suo operare, tra istinto e ragione, il limite tra evocazione e intuizione, tra memoria e passione, tra il silenzio del passato e il clamore del presente. L’artista come eterno nomade si spinge fino all’estremo, alla ricerca del confine sacro, tra la Vita e un’altra Vita”, ora con “Il solco di Tages” affronta il tema dell’aldilà, dell’anima che non muore: un tema sempre caro agli uomini (e donne) in ogni tempo.

Bambino super-sapiente, Tages (latinizzato in Tagete), nasce dalla Madre Terra, da un solco d’aratro, tracciato da Tarkun, il mitico fondatore di Tarquinia: già le sue primissime parole sono raccolte dai sacerdoti Lucumoni che trascrivono le parole del “genio” appunto “della terra”. I libri sacri che portano il suo nome, i libri Tagetici, affrontano temi concernenti il mondo del quale era il portavoce: dunque, insieme, il mondo sotterraneo e quello terrestre, e sono detti anche “Acherontici”, a ricordare quel fiume che scorrendo nel sottosuolo conduceva nel mondo degli dei della terra, di Aita e della sua consorte, Phersipnai, a corrispondere alla greca Persefone.
Pizzichini affronta allora i “Libri Tagetici” o “Acherontici” andati purtroppo perduti (di cui conosciamo in parte la serie di rigide regole che vi venivano date, a determinare il rapporto tra gli dei e gli uomini – la ”disciplina etrusca”, ossia scienza etrusca -, solo attraverso alcuni passi di Cicerone, Plinio il Vecchio, Livio o Seneca, che si rifacevano a traduzioni che comunque non ci sono pervenute), di fatto le tematiche di quei “comportamenti religiosi” rivelati attraverso le profezie di esseri superiori (tra cui appunto Tages), utilizzando carte, bronzi e ceramiche…
In mostra, nello storico spazio che Enrico Versari, artista dalle multiformi sfaccettature espressive, succeduto nel particolare luogo/contesto di Domenico Matteucci e di Muky, ha così intitolato non solo per ricordare la sua precedente sede, Via Monsignor Giuseppe Battaglia, ma soprattutto per caratterizzarlo, all’insegna di una “lotta per la bellezza” e dove ospita da tempo selezionate mostre, ecco le raffinate e particolari carte fatte a mano con cera e bitume dall’artista senese, caratterizzate da sinuose grafiche tracce, ma anche lastre e scatole di bronzo, decorate con lievi segni e, ancora, vasi e ciotole forgiate in semplici forme in terra nera. Poi qualche bucchero: e canopi veri e propri, straordinariamente “graffiti”.
I diversi pezzi di questa particolare esposizione s’ispirano – e riportano -, a forme, oggetti e modi degli Etruschi e dei popoli antichi, ma sono rivisitati dalla creatività di un artista (pittore/scultore/ceramista) contemporaneo: di fatto, una sorta di “repertorio” che cattura, rispetta e ci restituisce, la devozione che il popolo degli Etruschi aveva per la Grande Madre Terra di cui il mito di Tages è il simbolo più evidente, insieme alla fede di un aldilà ugualmente vitale.
E se, solcando la terra con l’aratro appare Tages, inaspettata e sorprendente divinità, fanciullo con la sapienza di un anziano, ecco che anche nello Studio Battaglia Carlo Pizzichini coniuga l’antico e il nuovo. Attuale/contemporaneo il suo spirito creativo ma lunga/appassionata la sua esperienza/competenza di lavoro.
E anche qui vuole evidenziare, “con i vasi dell’anima, con la memoria, i ricordi, le evocazioni, il ruolo e la funzione dell’’arte, un’attività dello spirito…”: come ben mi ha scritto.

Anty Pansera, luglio 2016

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