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Photo: Peter Wolf

La mia avanguardia

La mia avanguardia

My personal avant-garde

La mia avanguardia è il ritorno al disegno, dopotutto il segno è alla base della percezione ed è un ottimo strumento di indagine filosofica su ciò che appare. Eliminando il “velo di Maya” che ottenebra la vista il disegno potrebbe svelare la cosa in sé e per sé!

I miei lavori si contrappongono al frastuono virtuale e veloce della contemporaneità; attraverso loro torno ad un fare pratico, empirico, espresso attraverso un mezzo semplice; sottovoce.

Rappresento al tempo delle clessidre, parlo dell’atteggiamento contemplativo, quieto e assorto, che scorre nella meditazione.

Racconto il tempo attraverso il segno che, come un filo, nel suo dipanarsi si accumula, che scompare lasciando una traccia.

Quello che rimane è il segno dell’azione, residuo finale visibile e atto ultimo del processo creativo che, lasciandosi guardare in un istante, racconta la sua storia nell’immediatezza del presente.

Gli oggetti rappresentati sono semplici pretesti per rappresentare, stanno a “cavallo” tra oriente e occidente, assorti e silenziosi stabiliscono una relazione col soggetto: “ … gli occhi si aprirono: dagli occhi sorse uno sguardo; da quello sguardo nacque il sole”.

My personal avant-garde is going back to design, after all the line is the basis of perception and an excellent instrument for philosophical enquiry regarding what appears. Eliminating the “veil of Maya” which obscures the view of design could reveal it per se!

My work is in contrast to the virtual and frenetic din of contemporaneity; through it I return to a practical, empirical approach, expressed simply; softly.

I depict the time of the hourglass, I speak of the contemplative stance, still and intent, which flows in meditation.

I tell time through the sign which, like a thread which as it unravels builds up again, which disappears leaving a trace.

What is left is the sign of the action, final visible residue and last act of the creative process which, looked at for an instant, tells its story in the immediacy of the present.

The objects represented are simple pretexts to be represented, they “straddle” the East and West, intent and silent, they establish a relationship with the subject: “… the eyes opened: from the eyes came a look; from that look the sun was born”.

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